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La mobilità dei ricercatori secondo Ferruccio Fazio


“Non c'è una fuga di cervelli dall'Italia, si tratta solo della normale mobilità senza confini della ricerca”.  Così Ferruccio Fazio, ex ministro della Salute e professore ordinario di medicina nucleare, durante la seconda conferenza nazionale sulla Ricerca Sanitaria tenutasi a Cernobbio il 5 novembre scorso.
La fuga dei cervelli non sarebbe altro che una “fisiologica scelta dell’estero per i ricercatori” [..]  e normale mobilità nell’ambito della ricerca”. In quest’ottica quindi la remunerazione dei ricercatori non conterebbe quindi nelle scelte individuali.
Qui un estratto dell’intervento da La Repubblica.it.

In quanto ricercatore all’estero mi sono sentito toccato dalle parole del ministro e in dovere di riportare quanto dicono i dati.
I dati di cui dispongo (fonte: Commissione Europa) suggerirebbero infatti un’analisi leggermente differente da quella dell’ex ministro. L’Italia, tra i paesi che esportano più dottorandi all’estero e al tempo stesso tra quelli che ne importano meno, ha il deficit di dottorandi più alto in Europa. Il che significa che non solo perde un elevato numero di ricercatori ogni anno, ma anche che - e soprattutto - non è in grado di attirarli.
E se è vero che nel mondo della ricerca la remunerazione può non essere la ragione principale per la mobilità, tuttavia quanti ricercatori francesi o inglesi, semmai ne avessero la possibilità, sarebbero disposti a dimezzarsi lo stipendio per lavorare in Italia? 

La mobilità dei dottorandi.
Per quanto riguarda la mobilità nella ricerca, la figura sotto riportata è alquanto esplicativa. I dati (Stock, Career and Mobility of Researchers in the EU, Commissione Europea, JRC-IPTS, 2005) mostrano come l’Italia risulti essere all’ultimo posto tra i paesi europei per differenza tra il numero di dottorandi di nazionalità europea "importati" e il numero di dottorandi connazionali "esportati" in Europa (Net Gain in Number nella figura sotto).

Fonte: Stock, Career and Mobility of Researchers in the EU, 2005

In particolare, in termini di “fuga dei cervelli”, l’Italia, con 3600 dottorandi, è al terzo posto per numero di dottorandi all’estero (per estero è da intendersi un paese europeo escluso il paese di origine) dopo Grecia (4000) e Germania (3900). In termini relativi, significa che il 10% dei dottorandi di nazionalità italiana è all’estero, percentuale inferiore solo all’Irlanda (25.7%), Grecia (17.8%), Slovenia (14.8%), Portogallo e Bulgaria (13%), e Estonia (12%), e ben più alta di paesi quali la Spagna, Francia e Regno Unito, tutti con una percentuale inferiore al 3.
Disarmante anche, e forse ancor di più, l’attrattività del paese Italia: se il Regno Unito “importa” 11500 dottorandi europei (circa il 12% dei dottorandi nel paese sono non inglesi), la Francia 5400 (7%)  e la Spagna 3100 (4%), l’Italia meno di 600 (meno del 2%).

La retribuzione dei ricercatori.
In un altro studio della Commissione Europea (Remuneration of Researchers in the Publicand Private sectors, 2006) si confronta la retribuzioni media dei ricercatori nei vari paesi europei aggiustata per il costo della vita e del welfare (sistema sanitario, numero di giorni di ferie pagati, condizioni di maternità tra gli indicatori considerati) in modo da poter paragonare i paesi secondo il loro grado di attrattività.
Differenze tra l’Italia e il resto dei paesi europei sono evidenti soprattutto per i giovani (pag. 70): la retribuzione media aggiustata di un ricercatore in Italia con meno di 4 anni di esperienza nel 2006 è simile a quella in Spagna e in Grecia, pari alla metà di quella in Francia e poco meno della metà rispetto al Regno Unito e alla Germania.

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